40 anni al servizio dei francesi

articolo tratto da Diana Caccia

 Dopo aver dedicato diversi servizi al nostro segugio italiano, ci occupiamo stavolta di segugi francesi ed in particolare di ariegeois e briquet griffon vendéen. Ne abbiamo parlato con Osvaldo e Gianluca l.erda che grazie anche all'esperienza quarantennale di appassionati cacciatori cinofili, con il loro allevamento «dei Lupi del Grana» hanno selezionato apprezzati cani da seguita francesi per la caccia alla lepre ed al cinghiale, raggiungendo ottimi risultati nel lavoro

Secondo i dati relativi alle iscrizioni nei Libri Genealogici forniti dall'Enci per l'anno 2007, vediamo che almeno nella scorsa stagione alcuni cani da seguita sono stati ridimensionati quanto a numeri. Tra questi anche gli chiens courants francesi. Se in casa italiana le cose appaiono rosee – con i segugi italiani a pelo raso che passano dai 4.612 soggetti del 2006, ai 5.132 del 2007, e quelli a pelo forte che contano oggi 2.235 soggetti con un bel più 297 rispetto al 2006 – lo stesso non può dirsi per tutti i cugini transalpini. Gli ariégeois, seppur lontani dai numeri del 2005 per non parlare di quelli registrati nel 2002, aumentano invero rispetto al 2006 potendo contare nel 2007 su 791 soggetti. Confermano in tal modo la loro superiorità – almeno numerica… – sui briquet griffon vendéen fermi a quota 596. I briquet, per molto tempo i segugi francesi più diffusi in Italia anche perché considerati lo chien courant più adatto nella caccia alla bestia nera, dopo una bella ripresa nel 2006,anno perso infatti 117 effettivi per strada. Battuta d'arresto anche del petit bleu de Gascogne che passa dalle 291 iscrizioni del 2006 alle 211 del 2007 (ma nel 2003 erano 550), per non parlare dell'anglo-francese che «crolla» da 132 a 41 soggetti. Praticamente costante invece il porcelaine con i suoi 97 soggetti. Abbiamo  parlato di questa situazione con Osvaldo e Gianluca Lerda
 

L'amore per i segugi francesi si è trasmesso ai Lerda dal frequentare la Provenza francese dove risiedono alcuni parenti; e proprio dalla Francia hanno attinto i primi esemplari e le prime linee di sangue

 
Conosco, almeno «di fama», la famiglia Lerda ormai da alcuni anni e più precisamente da quando, colpiti da alcune pubblicazioni di mio padre Massimo sui segugi, decisero di inviarci a casa dei deliziosi cioccolatini cuneesi. Se li intervistiamo non è certo per questa gentilezza, per altro ripetuta nel tempo, ma perché i Lerda allevano con successo segugi francesi dal 1968 ed hanno dunque alle spalle ben 40 anni di esperienza nel settore. Ovviamente, come la maggior parte degli allevatori, anche Osvaldo e Gianluca si sono specializzati e dunque non si occupano di tutti i segugi francesi, avendo preferito concentrarsi su ariégeois, briquet griffon vendéen e anglo francesi de petite vénerie.

L'amore per i segugi francesi, o come sarebbe meglio dire per gli chiens courants, si è trasmesso ai Lerda dal frequentare la Provenza francese dove risiedono alcuni parenti; e proprio dalla Francia hanno attinto i primi esemplari e le prime linee di sangue. Partendo da queste basi negli anni hanno poi lavorato sui loro soggetti e le loro genealogie, puntando adun continuo miglioramento dei ceppi originari ma rallentando sempre più il rinsanguamento «estero». Non certo per ragioni campanilistiche, come ci spiega Gianluca: «Vedi Carlo, una delle caratteristiche del nostro Allevamento e dei nostri segugi è quella di aver puntato sulla selezione di soggetti dalla taglia contenuta, non eccessivamente lunghi e robusti, ma piuttosto raccolti e ben costruiti. Viste le attuali condizioni ambientali dei nostri territori, caratterizzati da boschi molto fitti e zone non troppo estese, e le esigenze del cacciatore moderno, siamo convinti infatti che cani così costruiti corrispondano maggiormente alle attuali esigenze che richiedono cani pratici e capaci di entrar nello sporco senza problemi. In Francia, dove esistono differenti realtà territoriali e metodi di caccia, puntano invece ancora su taglie forti che garantiscono certamente maggior spettacolarizzazione della caccia ed una voce più forte ma che a mio avviso non sono troppo adatte da noi». Queste parole trovano conferma nei fatti ed effettivamente i segugi di Gianluca sono più «leggeri» di quelli francesi. Gli accoppiamenti operati nell'Allevamento hanno così portato alla nascita di vandeani dalla taglia contenuta in 52 cm al garrese per le femmine e 55 cm per i maschi, ed ariegeois dì taglia media,con altezza al garrese tra 48 e 55 cm.
Ma tornando ai dati iniziali che abbiamo riportato domandiamo a Gianluca come valuta la situazione attuale dei segugi francesi: «Tutto sommato positivamente direi. Indubbiamente un certo calo sì è registrato, come del resto per altre razze.
Noi comunque non possiamo lamentarci troppo anche perché, modestamente, possiamo contare sulla fiducia dei nostri vecchi clienti che costituiscono anche un'ottima forma di pubblicità. Le difficoltà certo non mancano ma le razze che alleviamo presentano oggi, grazie ad un'accurata selezione, ottimi soggetti capaci di regalare buone soddisfazioni agli amanti della caccia alla lepre ed al cinghiale. Ritengo che nel complesso i francesi siano andati verso un'evoluzione migliorativa e che se un calo c'è stato è dipeso da svariati fattori quale, ad esempio, la diffusione del maremmano che ha sottratto adepti a queste razze, sopratutto in Toscana e Umbria dove ha dato buoni risultati nelle macchie fitte. Certo i francesi per voce e metodo… e poi nei boschi…». Forse, per la modestia innata,Gianluca insomma non vuol troppo dilungarsi nel tesser le lodi dei suoi francesi, ma è indubbio, e non potrebbe esser altrimenti, che il suo giudizio sulla razza ed i soggetti in circolazione è più che buono.

Dicevamo all'inizio che i francesi «dei Lupi del Grana» sono ariégeois, briquet griffon vendéen e anglo francesi  de petite vénerie. Anche nella scelta delle razze, Osvaldo e Gianluca si sono in un certo senso dovuti adeguare alla mutata realtà puntando sempre maggiormente, negli ultimi anni, sugli ariegeois e confermando in tal modo i dati forniti sopra.«Beh su questa scelta hanno inciso anche ragioni meteorologiche e climatiche». Cosa? Ho capito bene? «Può sembrar bizzarro ma è così. Come ormai tutti riconoscono negli ultimi 5 anni il clima è cambiato diventando più secco, asciutto, caldo. In primavera non piove quasi più, l'estate raggiunge temperature record e così all'apertura, a settembre, ci ritroviamo con terreni aridi, talvolta desertici. Tutto ciò rende la caccia più difficoltosa e richiede l'impiego di segugi molto forti di naso, capaci di percepire anche le tracce più deboli: in questa situazione, rispetto al vandeano, l'ariegeois si rivela maggiormente adatto e dunque è più richiesto, mentre il primo non può esprimersi al suo meglio e ne esce penalizzato anche a causa del pelo lungo e irsuto. Langlo francese, che è un cane molto forte capace di ben lavorare anche a inizio caccia, nel secco, ha difficoltà invece ad affermarsi perché meno conosciuto e perché è difficile immaginare un segugista che si dedichi contemporaneamente a tre cani diversi».

Ecco Gianluca ma quali sono le caratteristiche dei segugi dell'allevamento «dei Lupi del Grana»? «II nostro pallino è di selezionare sul campo di lavoro, direttamente sui terreni di caccia, magari trascurando gare ed esposizioni dove si potrebbe anche fare bella figura visti i nostri soggetti. Da cacciatori appassionati ci piace lavorare per i cacciatori segugisti e poter offrire loro validi soggetti. Seppur convinti che il cane perfetto non esista e che quello migliore ha sempre da nascere, crediamo di selezionare buoni cani, equilibrati, con positive doti caratteriali, come ci confermano i nostri clienti. I nostri vandeani sono compatti, ben costruiti nel quadrato, con voce modulata, capaci di resistere alla fatica ed inclini al rientro spontaneo; mentre gli ariegeois hanno forte iniziativa nella cerca, buon rientro, doti olfattive notevoli e ottime capacità di abbaio a fermo sul cinghiale sebbene possano essere impiegati senza problemi sulla lepre. Chi cerca un segugio forte, instancabile, veloce può poi optare anche per i nostri anglo francesi».La filosofia che sorregge l'Allevamento è insomma quella di selezionare soggetti forse meno belli e morfologicamente meno tipici ma si rivelino degli ottimi segugi per la caccia, sia questa alla lepre o al cinghiale. Lentusiasmo e la passione di Gianluca, sempre coadiuvato ovviamente dal padre Osvaldo, spinge poi verso un continuo e costante miglioramento dal punto di vista qualitativo e ad un'attenzione verso i particolari. Circostanza questa che ha condotto ai «Lupi del Grana» anche tanti giovanissimi cinghialai, a riprova che se si lavora bene c'è spazio per attirare nel bel mondo della caccia anche le nuove generazioni. A loro, come a tutti, Gianluca ed Osvaldo mettono a disposizione la propria esperienza e professionalità oltre ad offrire validi consigli sul migliore addestramento («che non deve essere forzato, ma paziente, continuo, costante e non deve trascurare nessun soggetto»). Pare insomma proprio il caso di andarli a trovare, in via Prata, 16, a Caraglio (Cn), unendo magari alla visita una degustazione di quei
deliziosi cioccolatini cuneesi… 

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